Testo critico

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Deus, que mi oj’aguisou de vos veer
e que è da mia coita sabedor,
el sab’oje que con mui gran pavor
vos digo eu esto, ja ei de dizer:
“Moir’eu, e moiro por alguen                                    5
e nunca vus máis direi én!”.

E, mentr’eu vi que podia viver
na mui gran coita’n que vivo d’amor,
non vus dizer ren tive por melhor;
mais, digo esto, pois me vejo morrer:                      10
“Moir’eu, e moiro por alguen
e nunca vus máis direi én!”.

E non á no mundo filha de rei
a que d’atanto devess’a pesar,
nen estraidade d’om’a filhar                                     15
por quant’ist’é que vus ora direi:
“Moir’eu, e moiro por alguen
e nunca vus máis direi én!”.

2 demha B 3 sabore B 4 digueu est e ia e A digueu esto ia ey B 5 […]oyreu A: lettera miniata mancante 7 […] mentreu A: lettera miniata mancante 9 tine B 10 digueu esto B 13 m no a A 14 de tanta B 15 estrayadade B 16 quantest queu(os) B 17 […]oireu A: lettera miniata mancante

 
 
v. 3: la variante di A potrebbe essere considerata ridondante poiché al verso 1 è già presente l’avverbio di tempo oge. La lezione tramandata dal manoscritto B però, pur presentando un’alternativa valida tramite l’avverbio or, offre una costruzione sintattica errata: la congiunzione e, prima di una proposizione completiva, è inadeguata. Per questo motivo ho accolto a testo la lezione trasmessa dal codice A. Michaëlis, Machado e Correia leggono saboie in B, rilevando solo una variante grafica e non una variante sostanziale. | Machado e Correia leggono con uiu in B.
v. 4: Michaëlis e Correia considerano la lezione di B esto ia errore poiché, come spiega Correia, “O erro de B ("esto ia") deve resultar da fácil confusão entre e e o”. A mio avviso questo non è da ritenersi tale, al contrario si può considerare variante grafica (est’ ~ esto): è vero, il copista di B potrebbe aver banalmente confuso due vocali molto simili, ma quello di A potrebbe aver omesso volutamente la <o> per evitare la sinalefe. Riguardo al secondo emistichio le studiose editano: e ja ei de dizer. Anche io ho preferito la lectio del manoscritto B dal momento che la perifrasi di obbligazione aver + de + inf. è presente anche in altre due cantigas de amor dell’autore (cfr. 11,2; 20,21); al contrario la stessa perifrasi costruita con il verbo seer + de + inf. è utilizzata da J. S. Coelho solo in una cantiga d‘escarnho (cfr. 35,24). Per tutti i motivi sopra elencati ho editato: vos digo eu esto, ja ei de dizer, accogliendo l’intero verso così come si presenta sul codice B.
v. 9: Michaëlis non segnala l’errore ottico in apparato.
v. 13: Michaëlis non riporta l’errore in apparato; Machado legge e no a in A.
v. 14: Michaëlis in B legge de tanto.