BdT 70,15
Mss.: A 94, C 55, Da 161, G 12, I 32, K 21, N² 32 (incipit), P 14, a¹ 82, α 33290 (strofa II).
Metrica: a8 b8 a8 c8 c8 d8 d8 (Frank 447:3). Canso di 7 coblas unissonans di 7 versi, seguite da 2 tornadas di 3 e 2 versi.
Edizioni: Appel 1915, 15, p. 85; Crescini 1926, 9, p. 176; Lazar 1966, 2, p. 64; Richter 1976, 57, p. 212 (ed. critica di α).
I | |
Chantars no pot guaires valer, si d’ins dal cor no mou lo chans; ni chans no pot dal cor mover, si no i es fin’ amors coraus. Per so es mos chantars chabaus qu’en ioy d’amor ai et enten la bocha e·ls huelhs e ·l cor e ·l sen. |
Cantare non può nulla valere, se da dentro del cuore il canto non sgorga; né canto può dal cuore sgorgare, se non vi è fino amore corale. Per ciò il mio cantare è più grande, che in Gioia d'amore ho ed intendo la bocca e gli occhi e il cuore e il senno. |
II | |
Ia Dieus no·m don aquel poder que d’amar no·m prenda talans. Si ia re no·n sabi’aver, mas chascun iorn m’en venguens maus, toz temps n’aurai bon cor sivaus; e n’ai molt mais de iauzimen, quar n’ai bon cor e m’i aten. |
Mai Dio mi dia quel potere che d'amar non mi prenda la voglia. Pur se sapessi che nulla ne avrò, e anzi ogni giorno dolore verrà, sempre ne avrei buon cuore comunque; e ne ho molto più di godimento se ne ho buon cuore e mi ci attengo. |
III | |
Amor blasmen per non saber, fola gens; mas leys no·n es dans, qu’amors no pot ges decazer, si non es amors comunaus. Aquo non es amors: aitaus no·n a mais lo nom e·l parven, que re non ama si no pren. |
Amore biasimi per non sapere la sciocca gente; ma a lui non nuoce, perché amore non può decadere, se non è amore comune. Ciò non è amore: questo non ne ha che il nome e l'apparenza, e non ama se non prende. |
IV | |
S’ieu en volgues dire lo ver, ieu sai be de cui mou l’enians: d’aquellas qu’amon per aver e son mercadieiras venaus. Mensongiers en fos ieu e faus, vertat en dic vilanamen, e peza me quar ieu no men. |
Se ne volessi dire il vero io so bene da chi muove l'inganno: da quelle che amano per denaro e son mercenarie venali. Menzognero fossi io e falso: verità vi dico villanamente e mi pesa di non mentire. |
V | |
En agradar et en voler es l’amors de dos fis amans; nulla res no i pot pro tener si·lh voluntatz non es enguaus, e selh es ben fols naturaus qui de so que vol la repren e·lh lauza so que no l’es gen. |
Nell'aggradare e nel volere è l'amore di due fini amanti; nessuno ne può aver vantaggio se la volontà non è uguale ed è ben folle di natura chi lo riprende per ciò che vuole e lo loda per ciò che non gli piace. |
VI | |
Molt ai be mes mon bon esper, quant cela·m mostra bels semblans qu’ieu plus dezir e vuelh aver. Franqu’e doussa fin’e leyaus, en cui lo reys seria saus, bella, cueynd’ab cors covinen, m’a fait ric home de nien. |
Molto ne ho buona speranza se lei mi mostra i bei sembianti che più desidero e voglio avere. Franca e dolce, fina e sincera, in cui il re sarebbe salvo, bella, gentile, dal corpo aggraziato, mi ha reso uomo ricco dal nulla. |
VII | |
Re mais no·n am ni sai temer ni ja re no·m seri’afans, sol midons vengues a plazer; qu’ aissel iorn mi sembla Nadaus qu'ab sos bels huels espiritaus m’esgarda, mas so fai tan len, c’uns sols dias me dura cen. |
Niente di più amo e so temere e nulla mi darebbe affanno se solo potesse piacere a Midons; e mi sembra Natale quel giorno in cui con i suoi begli occhi pieni di spirito mi guardò; ma ciò va così lento che un solo giorno mi dura come cento. |
VIII | |
Lo vers es fis e naturaus e bos celui qui be l’enten e meller es qui·l ioy aten. |
Il vers è fine e naturale buono colui che ben l'intende ed è migliore chi gioia attende. |
IX | |
Bernat de Ventedorn l’enten, e·l ditz, e·l fay e·l ioy aten. |
Bernart de Ventadorn l'intende, lo dice, lo fa e attende gioia. |
1-7. La prima cobla ha una struttura sillogistica. Si tratta di un sillogismo che Dante avrebbe definito difettivo, perché si fonda su basi d’autorità, ossia su un’affermazione personale, che porta ad una deduzione in cui è espressa una coscienza di superiorità. I primi due versi costituiscono la protasi, i versi tre e quattro l’apodosi e gli ultimi tre la conclusione del sillogismo. Questa partizione di tipo logico corrisponde a una partizione di tipo metrico. I primi quattro versi costituiscono la parte iterativa della cobla, nella quale si possono distinguere due pedes, e gli ultimi tre formano una cauda indivisa. Bernart de Ventadorn fa quasi il verso a un tipico procedimento della logica scolastica. In questo testo si possono rintracciare alcuni echi della filosofia di Pietro Abelardo.
3-4. Il canto è frutto di un intimo e totale abbandono all’amore. Il poeta è tale poiché portatore di un’esperienza privilegiata d’amore. Il concetto che il canto debba sgorgare dal cuore si può far risalire ai Vangeli. In Luca 6,45 e in Matteo 12,34 è scritto che «ex abundantia enim cordis loquitur» ('parla per l’abbondanza che c’è nel suo cuore') e in uno dei Salmi si legge: «eruptavit cor meum verbum bonum». Sant’Agostino commentando questo salmo scrive: «Et unde profert Deus verbum nisi ex corde suo, ex intimo suo; tu non dicis nisi quod ex corde tuo profers» ('E da dove Dio proferisce la parola se non dal suo cuore, dal suo intimo; tu non dici nulla se non ciò che fuoriesce dal tuo cuore'). L’idea che il poetare provenga dal cuore arriva fino a Dante, Purg. XXIV, 52-54: I’ mi son un che, quando / Amor mi spira, noto e a quel modo / Ch’e’ ditta dentro vo significando. Il valore della poesia dipende dal fatto che il canto sia ispirato dall’amore. Bernart de Ventadorn polemizza quindi con coloro che poetavano senza aver provato amore. La polemica è esplicita e rinvia a quanto aveva scritto Thomas alla fine del Tristan: «esprové ne l’ai» ('non ho provato l’amore'). Si legga anche Balderico di Borgueill: « Mihi nullus amor, nulla incentiva fuerunt, exercere meum sic placet ingenium» ('non c’era nessun amore, l’ho fatto solo per esercitare l’ingegno'). In genere i poeti romanzi esrimono il concetto opposto:
Mes coment set qui ne l’essaie
Que puet estre ne max ne biens?
(Chrétiens de Troyes, Cligès, vv. 3028-9)
[Ma come sa chi non lo prova
come può essere bene o male?]
e anche:
Nel set qui ne l’a esprové.
(id. ibidem, v.664)
[Non lo conosce chi non l’ha provato]
Che la forza d’amore
Non sa chi non la prova.
(Brunetto Latini, Tesoretto, vv. 2374-5)
Imaginar nol pote om che non prova.
(Guido Cavalcanti, canz. Donna mi prega, v.53)
Che ’ntender nolla può chi non la prova.
(Dante, Vita Nova, son. XV, v.11)
Chi per prova intende amore
Spero trovar pietà nonché perdono.
(Petrarca, son, I)
4. coraus: in questo aggettivo confluiscono vari significati relativi al cuore e al coro. Cfr. Leo Spitzer, L’armonia del mondo.
8-14. L’importante non è il profitto ma l’esistenza stessa dell’amore. La gioia deriva dal fatto di essere vicino ad amore.
15-16. Chi sono coloro che biasimano l’amore? Per rispondere a questa domanda è necessario riferirsi al v.33, ma bisogna anche tener presente che Marcabru era colui che parlava male d’amore.
18. amor comunaus: è l’amore concesso indistintamente a tutti, non selettivo e non dettato da un sentimento gratuito, ma condizionato da concupiscenza fisica e cupidigia materiale (cfr. que ren non ama se non pren, v.21), ossia il contrario dell’amore cortese.
24-25. A proposito del concetto di gratuità dell’amore si può fare riferimento alla Lettera II dell’Epistolario tra Abelardo ed Eloisa.
Abelardo aveva scritto una lettera di consolazione ad un amico nella quale aveva esposto tutte le sue disavventure, menzionando anche Eloisa. Quest’ultima scrive ad Abelardo una lettera lamentandosi di non essere stata più considerata da Abelardo dopo la sua castrazione. Abelardo le risponde di chiudersi in un convento e lei, per amor suo, fonda un convento di monache e ne diviene badessa. Scrive quindi ad Abelardo supplicandolo di scriverle almeno una lettera e rievoca alcune circostanze della loro storia d’amore.
« […] Aggiungi ancora questa circostanza straordinaria: che il mio amore è stato così folle da privarsi da sé, senza speranza di recupero, dell’unico oggetto del suo desiderio, quando, per ubbidire prontamente al tuo comando, ho cambiato ad un tempo e l’abito e l’animo. Proprio per dimostrarti che soltanto tu sei l’unico padrone del mio corpo e della mia animo. Dio sa bene che in te non ho cercato altro che te solo. Ho desiderato esclusivamente te e non le tue sostanze, non miravo al matrimonio, né alla ricchezza. E tu sai bene che sempre ho cercato di soddisfare non i miei piaceri e la mia volontà, ma unicamente i tuoi. E se il nome di moglie appar più sacro e più valido, per me è stato sempre più dolce quello di amica o, se non ti scandalizzi, di concubina o di prostituta. Perché, quanto più mi fossi umiliata dinanzi a te, tanto più ti sarei stata gradita e avrei offuscato lo splendore della tua trionfante personalità. Tu stesso, per tua bontà, non ti sei dimenticato di questo nella lettera di consolazione al tuo amico, dove ti sei degnato di esporre alcune ragioni con le quali tentavo di dissuaderti dalle infauste nozze; però non hai detto quelle per le quali preferivo l’amore al matrimonio, la libertà al vincolo. Chiamo Dio a testimone che se Augusto stesso, imperatore dell’universo, mi avesse fatto l’onore di offrirmi il matrimonio e mi avesse assicurato il perpetuo possesso di tutto il mondo, mi sarebbe parso più caro e più degno essere la tua meretrice piuttosto che la tua imperatrice. Perché non sono le ricchezze e la potenza, cose concesse dalla sorte, a rendere migliori, ma solo i meriti personali. Una donna che preferisce sposare un uomo ricco anziché un povero non può non riconoscersi molto venale. Essa desidera, più che il marito, i suoi denari. E quando è questo desiderio che porta una donna al matrimonio, più che l’amore le spetta il pagamento. È chiaro che desidera la ricchezza e che se potesse si prostituirebbe al più ricco … ».
Non si sa se Bernart de Ventadorn conoscesse l’epistolario, ma è molto probabile che alcune composizioni di Abelardo circolassero anche in Provenza. A tal proposito Eloisa scrive ad Abelardo:
« […] Ma riconosco che specialmente due erano le doti con le quali potevi subito conquistarti l’animo di qualunque donna: il dono del verso e quello del canto, che gli altri filosofi, si sa, non possiedono. Con questo dono, simile a un gioco che ricreava l’animo dalla fatica filosofica, componesti molte canzoni, con verso e ritmo d’amore, che, per la grande soavità e della parola e del canto, si diffusero sempre più e facevano correre di continuo il tuo nome sulla bocca di tutti. E così la dolcezza della melodia faceva volare la tua fama perfino tra gli illetterati. Per questo soprattutto le donne sospiravano d’amore per te … ».
Abelardo si era scontrato con San Bernardo a proposito della gratuità dell’amore. Abelardo sosteneva che Dio si potesse attingere ragionevolmente, mentre per San Bernardo Dio si trova solo nel cuore. La posizione di San Bernardo prevarrà su quella di Abelardo, che era troppo innovativo per l’epoca. Ma le due tesi presentavano molti punti di contatto a proposito del modo di amare di Dio, a proposito dell’amore puro. Abelardo sosteneva che sarebbe stata una brutta cosa se una moglie avesse amato il marito solo per le sue ricchezze e che la stessa cosa valeva per Dio. Famosissima è la formula bernardiana per la quale « l’amore è grato perché è gratuito ».
Marcabru è molto vicino alle posizioni di San Bernardo. Quest’ultimo aveva sostenuto che « non si ama Dio senza premio, ma Lo si deve amare senza badare al premio » e che « l’amore non resta a mani vuote, tuttavia l’amore non è mercenario. Il vero amore non cerca il premio ma lo merita. ».
29. agradar: è una parola chiave del componimento. Può essere ricollegata con la gratia e vuol dire sia ‘essere gradito’ che ‘dare piacere’.
32-35. L’obiettivo polemico è certamente Marcabru e il suo ‘trobar naturau’. Un riferimento diretto di questo testo è infatti il componimento di Marcabru ‘Lo vers comens quan vei del fau’. Lo schema seguente mostra la serie dei rimanti che Bernart de Ventadorn riprende dal testo di Marcabru.
Marcabru Bernart de Ventadorn
Comunaus cobla VIII, v.5 cobla III, v.4
Coraus cobla VIII, v.1 cobla I, v.4
Egaus cobla IV, v.3 cobla V, v.4
Maus cobla VII, v 1 cobla II, v.4
Naturau cobla II, v.1 cobla V,v.5
Venaus cobla III, v.3 cobla IV, v.4
Sono tutti termini che per Bernart de Ventadorn hanno una valenza negativa. Questa ripresa dei rimanti è un’ulteriore prova dell’ipotesi di Topsfield-Roncaglia, secondo la quale il ‘fols naturaus’ sarebbe Marcabru. Un’altra prova sono i versi di Peire d’Alvernhe:
« Marcabrus per gran dreitura
trobet d’atretal semblansa
e tengon lo tug per fol
qui no conoissa natura
e no·ill membre per que nais. »
[Marcabru, per gran moralismo
compose in tal modo
che tutti lo ritengono un folle
che non conosce la natura
e non si ricorda perché si nasce.]
Una trobairitz di poco posteriore dice pressappoco la stessa cosa:
« qu’en Marcabrus, a lei de predicaire
quant en gleiza oz orador
que di gran mal de la gen mescrezen,
et el ditz mal de domnas eissamen;
e dic vos be que non l’es gran honransa
cel que ditz mal d’aisso don naissa enfansa. »
[che Marcabru, come un predicatore
che nella chiesa o nell’oratorio
dice gran male della gente miscredente,
così lui dice male delle donne
e io vi dico che non gli fa affatto onore
perché parla male di ciò da cui nascono i bambini.].
36-54. L’ultima parte del componimento abbandona i toni polemici e riprende la definizione della fin’amors. Il poeta cerca di descrivere le qualità fisiche e morali della donna amata.
41. covinen (= armonico): la convenienza è una qualità di tipo morale ed estetico.
42. ric: dal germanico rihhi, è da considerare più in senso psicologico che sociale. Non si tratta di ricchezze materiali ma spirituali.
46. Nadaus < natalis: è usato nel senso di ‘festoso’, di ‘festa straordinaria’, poiché il Natale era la maggiore festa dell’anno.
47. olhs espiritaus (= occhi in cui traluce lo spirito): Bernart de Ventadorn fa qui riferimento a una dottrina precisa, che arriva fino a Guido Cavalcanti, nella cui poetica gli spiriti hanno un’importanza rilevante. Gli spiriti passano attraverso gli occhi ed arrivano al cuore. c’è un componimento, intitolato “Un amoroso sguardo spirituale”, dove si legge: « Ma quando sento che sì dolce spirto / dentro dagli occhi ma passo’ al core / e posevi uno spirito di gioia …». Gli occhi sono una porta attraverso cui passano gli spiriti. L’amore, secondo le teorie aristoteliche, passa sempre attraverso gli occhi. Nel De Amore si dice « amor est passio quaedam procedes ex visione » (l’amore è una passione che procede dalla visione).
48. so fai tan len: vuol dire ‘è così restia a farlo’.
51-53. Bernart de Ventadorn vanta la bontà del suo vers e la bontà di colui che lo capisce bene. Simili espressioni d’autocompiacimento sono frequenti tra i trovatori e risalgono già a Guglielmo IX. Bernart de Ventadorn si sofferma anche sulla ricezione del vers, così come aveva fatto Jaufré Rudel.
55. e·l di e·l fai: cfr. i versi Jaufré Rudel « Non sap chantar qui so non di / ni vers trobar qui motz no fa. ».
A cura di Samuele M. Visalli
Ordine delle coblas
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I, 1 v. 1 |
A C D G I K P a |
Chantars non pot gaires valer, Chantars no pot guaire valer, Chantars no.m pot gaires valer, Chantars non pot gaires valer, Cantars non pot gaires valer, Cantars non pot gaires valer, Chantars non pot gaire valer, Chantars non pot gaire valer, |
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I, 2 v. 2 |
A C D G I K P a |
si d’inz dal cor no mou lo chans; si d’ins del cor no mou lo chans; si d'inz dal cor no mou lo chantz si d’inz dal cor no mou lo chanz; si d’inz dal cor no mou lo chanz; si d’inz dal cor no mou lo chanz; si d’ins del cor non mou lo chans; se d’inz dal cor no mou lo chantz; |
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I, 3 v. 3 |
A C D G I K P a |
ni chans non pot dal cor mover, ni chans no pot del cor mover, ni chanz non pot dal cor mover ni chanz non pot dal cor mover, ni chanz no pot dal cor mover, ni chanz no pot dal cor mover, ni chans non pot del cor mover, ni chantz non pot dal cor mover, |
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I, 4 v. 4 |
A C D G I K P a |
si no i es fin’amors coraus. si no i es fin’amors coraus. Si no i es fin'amors coraus si no i ies fins amors coraus. si no l’es fin’amors coraus. si no l’es fin’amors coraus. si non hi es fin’amors coraus. si no i es fin’amors corals. |
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I, 5 v. 5 |
A C D G I K P a |
Per so es mos chantars cabaus Per so es mos chantars cabaus Per cho es mos chantars cabaus Per cho es mos chantars cabaus Per so es mos chantars cabaus Per so es mos chantars cabaus Per so es mos cantars cabalus Per so es mos chantars cabals |
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I, 6 v. 6 |
A C D G I K P a |
qu’en ioi d’amor ai et enten qu’en ioy d’amor ai et enten q’en ioi d’amor ai et enten qu’en ioi d’amor ai et enten qu’en ioi d’amor ai et enten q’en ioi d’amor ai et enten qu’en ioi d’amor ai esz enten que ioi d’amor ai et enten |
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I, 7 v. 7 |
A C D G I K P a |
la bocha e·ls huoills e·l cor e·l sen. la boca e·ls huelhs e·l cor e·l sen. la bocha e·ls oillz e·l cor e·l sen. la bocha e·ls oilç e·l cor e·l sen. la boca e·ls oillz e·l cor e·l sen. la bocha e·ls oillz e·l cor e·l sen. la boqu’ e·ls hueilhs e·l cor e·l sen. la bocha e·ls oils e·l cor e·l sen. |
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II, 1 v. 8 |
A C D G I K P a |
Ia Dieus no·m don aquel poder Ia Dieus no·m do aquel poder Ia Deus no·m don poder Ia Deus no·m don aquel poder Ia Dieus no·m don aquel poder Ia Dieus no·m don aquel poder Ia dieus no·m da aqul poder Ia Dieus no·m don aquel poder |
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II, 2 v. 9 |
A C D G I K P a |
que d’amor no·m prenda talans. que d’amar no·m pren[..] talans. qe d’amor no·m prenda talanz. que d’amor no·m prenda talanç. que d'amor no·m prenda talanz. que d’amor no·m prenda talanz. que d’amar no·m prenda talans. que d’amor no·m prenga talantz. |
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II, 3 v. 10 |
A C D G I K P a |
Si ia ren no·n sabia aver, Quan ia re no·n sabri’aver, Si ia ren no·n sabia aver, Si ia ren no·n sabria aver, Si ia ren no·n sabi'aver, Si ia ren no·n sabi’aver, Can ia re no·n sabri’aver, Si ia ren no·n sabia aver, |
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II, 4 v. 11 |
A C D G I K P a |
mas chascun iorn m’en vengues maus, mas quascun iorn m’en vengues maus, mas chascun iorn m’en vengues maus, mas chascus iors me'n vengues maus, mas chascun iorn m'en vengues maus, mas chascun iorn m’en vengues maus, mas chascun iorn m’en vengues maus, mas chascun iorn m’en vengues mals, |
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II, 5 v. 12 |
A C D G I K P a |
totz temps n’aurai bon cor sivaus; tos temps n’aurai bon cor sivaus; toz temps n’aurai bon cor sivaus; toz temps n’aurai bon cor sivaus; totz temps n'aurai bon cor sivaus; toz temps n’aurai bon cor sivaus; tros temps n’aurai bon cor sivaus; tost n’aurai bon cor sivals; -1 |
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II, 6 v. 13 |
A C D G I K P a |
e n’ai mout mais de gauzimen, e n’ai molt mais de iauzimen, en n’ai molt mais de iauzimen, e n’ai molt mais de lauçimen, e n'ai mout mais de iauzimen, e n’ai mout mais de iauzimen e n’ai mot mais de iauzimen, e n’ai molt mai de iauziment, |
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II, 7 v. 14 |
A C D G I K P a |
car n’ai bon cor e m’i enten. quar n’ai bon cor e m’i aten. car n’ai bon cor e mi aten. car n’ai bon cor e m’i aten. car n'ai bon cor e m’i aten. car n’ai bon cor e m’i aten. qua n’ai bon cor e m’i aten. car n’ai bon cor e m’i aten. |
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III, 1 v.15 |
A C D G I K P a |
Amor blasmen per no saber, Amor blasmon per non saber, Amor blasmen per non-saber Amor blasmen per no saber, Amor blasmen per non saber, Amor blasmen per non saber, Amor blasmon per non saber, Amor blasman per non saber, |
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III, 2 v. 16 |
A C D G I K P a |
follas gens; mas lieis no·n es dans, fola gens; mas leys no·n es dans, fola genz mas lei non es danz fola genz; mas lei no·n es danz, fola genz; mas lei no·n es danz, fola genz; mas lei no·n es danz, folla gens; mas lieis no·n es dans, fola gens; mas leis no·n es dans, |
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a | fola gens mas leis no·n es dans, | |||||||||||||||||||||
III, 3 v. 17 |
A C D G I K P a |
c’amors no·n pot ies decazer, qu’amors no pot ges decazer, c’amors no pot ges dechader, / c'amors no·n pot ges dechazer, c’amors no·n pot ges decazer, c’amors no·n pot ges decazer, c’amors no·n pot ies deschaer, |
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III, 4 v. 18 |
A C D G I K P a |
si non es amors comunaus. si non es amors cominaus. si non es amors cominaus. si non es amors comunaus. si non es amors comunals. si non es amors comunaus. si non es amors comunaus. si no es amors comunals. |
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III, 5 v. 19 |
A C D G I K P a |
Aisso non es amors: aitaus Aquo non es amors: aitaus Aqo non es amor; aitaus Aiquo non es amor: aitaus Aisso non es amors: aitaus Aisso non es amors: aitaus Aco non es amors: aitans Aisso non es amors: aitals |
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III, 6 v. 20 |
A C D G I K P a |
no·n a mas lo nom e·l parven, no·n a mais lo nom e·l parven, no·n a mais lo nom e·l parven, no·n a mais lo nom e·l parven, no·n a mais lo nom e·l parven, no·n a mais lo nom e·l parven, no·n a mas lo nom e·l parven, no·n a mais lo nom e·l parven, |
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III, 7 v. 21 |
A C D G I K P a |
que ren non ama si non pren. que re non ama si no pren. que re non ama si non pren! que ren non ama si no pren. que ren non ama si non pren. qe ren non ama si non pren. que ren non ama si non pren. que ren non ama si non pren. |
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IV, 1 v. 22 |
A C D G I K P a |
S’ieu en volgues dire lo ver, S’ieu en volgues dire lo ver, S’eu en volgues dire lo ver, S’eu en volgues dire lo ver S'eu en volgues dire lo ver, S’eu en volgues dire lo ver, S'ieu en volgues dir lo ver, -1 S’eu en volgues dire lo ver, |
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IV, 2 v. 23 |
A C D G I K P a |
eu sai ben de cui mou l’engans: ieu sai be de cui mou l’enians: eu sai ben de cui mou l’engaz: e sai ben de cui mov [su rasura] l’enguanz: eu sai ben de cui mon l'enganz: eu sai ben de cui mon l’enganz: hieu sai be de cui mou l’enguans: eu sai ben de cui mou l’enianz: |
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IV, 3 v. 24 |
A C D G I K P a |
d’aquellas c’amon per aver d’aquellas qu’amon per aver d’aqelas c’amon per aver. d’aquellas c’amon per aver d'aquellas c'amon per aver d’aquelas c’amon per aver d’aquellas c’amors per aver d’aquelas c’amon per aver |
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IV, 4 v. 25 |
A C D G I K P a |
e son mercadeiras venaus. e son mercadieiras venaus. E son marchaandas venaus. e son merhaandas venaus. e son marchaandas venaus. e son marchaandas venaus. e son mercandas venaus. -1 e son merchadanz e venals. |
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IV, 5 v. 26 |
A C D G I K P a |
Messongiers en fos eu e faus, Mensongiers en fos ieu e faus, Mensongers en fos eu e faus Mensongiers en fos eu e faus, Mesongiers en fos eu e faus, Mensongiers en fos eu e faus, Mensongiers fos hieu e faus, Messongiers en fos eu e fals, |
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IV, 6 v. 27 |
A C D G I K P a |
vertat en dic vilanamen, vertat en dic vilanamen, Vertat en dic vila[na]men vertat en dic vilanamen, vertat en dic vilanamen, vertat en dic vilanamen, vertat en dic vilanamen, vertat en dic vilanamen, |
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IV, 7 v. 28 |
A C D G I K P a |
e pesa me car eu non men. e peza me quar ieu no men. e pesa me car eu no men. e pesa me car eu no men. e pesa me car eu no·m men. e pesa me car eu non men. e peza me car ieu non men. e peza me car eu non ment. |
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V, 1 v. 29 |
A C D G I K P a |
En agradar et en voler En agradar et en voler En agradar et en voler En agradar et en voler En agardar et en voler En agardar et en voler En agradar esz en voler En agradar e en voler |
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V, 2 v. 30 |
A C D G I K P a |
es l’amors de dos fis amans; es l’amors de dos fis amans; es l’amors de dos fins amanz. es l’amor de dos fins amanz; es l'amors de dos fins amanz; es l’amorz de dos fins amanz; es l’amor de dos fis amans; es l’amors de doz finz amanz |
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V, 3 v. 31 |
A C D G I K P a |
nuilla res no i pot pro tener nulla res no i pot pro tener Nuilla res no i pot pro tener, nuilla res non pot pros tener nuilla res no i pot pro tener nuilla res no i pot pro tener nuilha res no i pot pron tener nulha res no i·l pot pro tener |
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V, 4 v. 32 |
A C D G I K P a |
si·l voluntatz non es egaus. si·lh voluntatz non es enguaus. se·l voluntaz non es egaus se·l voluntaz non es egaus. se·l voluntatz non es egaus. se·l voluntatz non es egaus. si·lh volontatz non es engas. si·l voluntatz non es egals. |
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V, 5 v. 33 |
A C D G I K P a |
E cel es ben fols naturaus E selh es ben fols naturaus E cel es ben fols naturaus E cel es ben fols naturals E cel es ben fous naturaus E cel es ben fous naturaus E sel es ben fols naturaus E cel es bes fols naturals |
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V, 6 v. 34 |
A C D G I K P a |
qui de so que no vol apren qui de so que vol la repren qi de cho que vol, la repren que de cho qe vol la repen qui de so que vol la repren qui de so que vol la repren qui da co qe vol l'apren. -1 qui de so que vol la reprens |
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V, 7 v. 35 |
A C D G I K P a |
e lauza so que no·il es gen. e·lh lauza so que no l'es gen. e·ill lauza cho que no·ill es gen. e·ill lauza cho que no·ill es gen. e lausa so que non l'es gen. e lausa so que non l’es gen. e·ilh lauza so qe non l'es gen. e·il lauza so que no·ilh es gent. |
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VI, 1 v. 36 |
A C D G I K P a |
Molt ai ben mes mon bon esper, Molt ai be mes mon bon esper, Molt ai ben mes mon bon esper, Molt ai ben mes mon bon esper, Molt ai ben mes mon bon esper, Molt ai ben mes mon bon esper, Molt ai ben mes mon bon er, Molt ai ben mes mon bon esper, |
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VI, 2 v. 37 |
A C D G I K P a |
car cella·m mostra bels semblans, quant ela·m mostra bels semblans, quant cela·m mostra bel semblanz qan cela·m mostra.m bel semblanz, quant cela·m mostra bel semblanz, qant cela·m mostra bel semblanz, cant ella·m mostra bels semblans, cant cela·m mostra bel semblant, |
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VI, 3 v. 38 |
A C D G I K P a |
qu’eu plus desir e vuoill vezer. qu’ieu plus dezir e vuelh aver. qu’eu plus dezir e voill vezer, qu’eus plus desir e voil veçer. qu'eu plus desir e voil vezer. qu’ieu plus desir e voil vezer. qu’ieu plus deszir e vueilh vezer. q’eu plus desir e vol vezer. |
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VI, 4 v. 39 |
A C D G I K P a |
Francha, doussa, fina e leiaus, Franqu’e doussa fin’e leyaus, francha e dolza, fina e leiaus, Francha, dolza, fin'e leiaus, Francha, dousa, fina e leiaus, Francha, dousa, fina e leiaus, Franqu’e dousa, fin’e leiaus, Franch'e fina, douz'e leials, |
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VI, 5 v. 40 |
A C D G I K P a |
en cui lo reis seria saus. en cui lo reys seria saus. en cui lo reis seria saus. en au lo rei seria saus. en cui lo reis seria saus. en cui lo reis seria saus. en cui lo reis seria saus. en cui lo rei seria sals. |
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VI, 6 v. 41 |
A C D G I K P a |
Bella e coinda ab cors covinen, Bella, cueynd’ab cors covinen, Bella e coinda, ab cors covenen, Bella, coinda ab cor convinen, Bella, coinda ab cors covenen, Bella e coinda ab cors covenen, Bella, cuenhda ab cor convinen, Bel'e coind’ab cors avinent, |
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VI, 7 v. 42 |
A C D G I K P a |
m’a faich ric home de nien. m’a fait ric home de nien. m’a fait ric home de neien. m’a fait ric home de neien. m'a fait ric home de noien. m’a fait ric home de neien. m’a fait ric hom de nien. -1 m’a fait rich ome de nient. |
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VII, 1 v. 43 |
A C D G I K P a |
Ren mais non am ni sai temer Re mais non am ni sai temer Ren mais no·n am ne sai temer; Ren mais no am ni sai temer Ren mais non am ne sai tener Ren mais non am ne sai temer Ren mais non am ne sai temer Rem non am mais ni sai temer |
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VII, 2 v. 44 |
A C D G I K P a |
ni ia res no·m seria afans, ni ja re no·m seri’afans, ne ia res no·m seria afanz ne ia ren no·m seria affanz, ne ia res non seria afanz, ne ia res no·m seria afanz, ni ia res no·m seria afans, ni ia res non seri’afanz, |
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VII, 3 v. 45 |
A C D G I K P a |
sol midonz vengues a plazer; sol midons vengues a plazer; sol midonz vengues a plazer; sol midonz vengues a plazer; sol midonz vengues a plazer; sol midonz vengues a plazer; sol midons vengues a plazer; sol midonz vengues a plazer; |
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VII, 4 v. 46 |
A C D G I K P a |
c’aicel iorns mi sembla Nadaus qu’aissel iorn mi sembla Nadaus c’aqel iornz me sembla Nadaus c’aqel iorn me sembla Nadaus c’aquel iornz me sembla Nadaus c’aquel iornz me sembla Nadaus c’aisel iorn mi sembla Nadaus c’aicel iorns mi sembla Nadals |
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VII, 5 v. 47 |
A C D G I K P a |
c’ab sos bels huoills esperitaus qu'ab sos bels huels espiritaus c’ab sos bels oillz esperitaus c’ab sos bels oilz esperitaus c'ab sos belz oillz esperitaus c’ab sos belz oillz esperitaus c’ab sos bels hueilhs esperitaus c’ab sols bels oils espiritals |
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VII, 6 v. 48 |
A C D G I K P a |
m’esgarda, mas so fait tant len, m’esgarda, mas so fai tan len, m’esgarda; mais cho fai tan len m’esgarda, mas cho fai tan len, m’esgarda, mas so fai tan len, m’esgarda, mas so fai tan len, m’asgarda, mas so fai tan len, m’esgarda, mas so fai ta lent, |
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VII, 7 v. 49 |
A C D G I K P a |
c’us sols dias mi dura cen. c’uns sols dias me dura cen. c’uns sols dias me dura cen. c’uns sol dia me dura cen. c'un sols dia me dura cen. c’uns sols dia me dura cen. c’uns sols dias me dura sen. c’un sol dia me dura cent. |
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VIII, 1 v. 50 |
A C D G I K P a |
Lo vers es fins e naturas Lo v[…] es fis e naturaus Lo vers es fins e naturaus Lo vers es fins e naturaus Lo vers es fins e naturaus Lo vers es fins e naturaus Lo vers es fis e naturaus Lo vers es finz e naturalz |
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VIII, 2 v. 51 |
A C D G I K P a |
e bons acel qui ben l’enten, e bos celui qui be l’enten, e bos celui qui ben l’enten, e bos celui qi ben l’enten, e bos celui qui ben l'enten, e bos celui qi ben l’enten, e bons selui qui be l’enten, e bon celui qui ben l’enten, |
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VIII, 3 v. 52 |
A C D G I K P a |
e mieiller es qi·l ioi aten. e meller me que·l ioy aten. e meiller es, qe·l ioi aten. e meiller me qe·l ioi aten. e meiller es que·l ior aten. e meiller es que·l ior aten. e meilhers mi que·l ioi aten. e meilher m'es que·l ioi aten. |
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IX, 1 v. 53 |
A C D G I K P a |
Bernardtz de Ventedorn l’enten Bernat de Ventedorn l’enten Bernarz del Ventador l’enten, Bernarç del Ventadorn l’enten Bernartz del Ventedorn l'enten Bernartz del Ventadorn l’enten Bernartz de Ventadorn l’enten Bernartz del Ventadorn l’enten |
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IX, 2 v. 54 |
A C D G I K P a |
e·l di e·l fai e·l ioi n’aten. e·l ditz e·l fay e·l ioy aten. e·l di e·l fai, e·l ioi n’aten. e i di e·l fai e·l ioi n’aten. e·il di e·il fai e·l ioi n'aten. e·il di e·il fai e·l ioi n’aten. e·l dits e·l fai e·l ioi aten. e·l dig e·l fag e·l ioi aten. |
A cura di Alessandro Petroni, Francesca Pietrosanti, Valeria Palombi e Paola Puggioni.
Inserimento a cura di Margherita Bisceglia.
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Bernartz deuentedorn. C hantars non pot gaires ualer. Si dinz dalcor nomou lo chans. Ni chans nonpot dalcor mouer. Si noi es fin amors coraus. p(er)so es mos chantars cabaus. Qen ioi damor ai (et) enten. La bocha els huoills elcor elsen. I a dieus nom doit aqel poder. Q(ue) damor nom prenda talans. Si ia ren non sabia auer. Mas chascun iorn men uengues maus. Totztemps naurai boncor siuaus |
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enai mout mais degauzimen. Car nai bon cor emi enten. A mor blasmen p(er).nosaber. Follas gens mas lieis non es dans. Camors non pot ies decazer. Si non es amors comu naus. Aisso non es amors aitaus. Non a mas lonom elparuen. Que ren non ama si non pren. S ieu enuolgues dire louer. Eu sai ben decui mou lengans. Daqellas camon p(er) auer. Eson mercadeiras uenaus. Messon giers enfos eu efaus. Uertat en dic uila namen. Epesame car eu non men. E n agradar (et) en uoler. Es lamors de dos fis amans. Nuilla res noi pot pro tener. Sil uoluntatz non es egaus. E cel es ben fols naturaus. Qui deso q(ue) nouol apren elauza so que noil es gen. M olt ai ben mes monbon esper. Car cel lam mostra bels semblans. Q(ue)u plus desir euuoill uezer. Francha doussa fi na eleiaus. Encui lo reis seria saus. Bella ecoinda ab cors couinen. Ma faich ric home de nien. R en mais nonam nisai temer. Ni ia res nom seria afans. Sol midonz uengues aplazer. Caicel iorns mi sembla na daus. Cab sos bels huoills esperitaus. Mesgarda mas so fai tant len. Cus sols dias mi dura cen. L ouers es fins enaturaus. Ebons a cel qui ben lenten. Emieiller es qil ioi aten. B ernartz deuentedorn lenten. El di el fai el ioi naten. |
I | |
Bernartz deuentedorn. Chantars non pot gaires ualer. Si dinz dalcor nomou lo chans. Ni chans nonpot dalcor mouer. Si noi es fin amors coraus. p(er)so es mos chantars cabaus. Qen ioi damor ai (et) enten. La bocha els huoills elcor elsen. |
Bernartz de Ventedorn. Chantars non pot gaires valer, si d’inz dal cor no mou lo chans; ni chans non pot dal cor mover, si no i es fin amors coraus. Per so es mos chantars cabaus qu’en ioi d’amor ai et enten la bocha e·ls huoills e·l cor e·l sen. |
II | |
I a dieus nom doit aqel poder. Q(ue) damor nom prenda talans. Si ia ren non sabia auer. Mas chascun iorn men uengues maus. Totztemps naurai boncor siuaus. enai mout mais degauzimen. Car nai bon cor emi enten. |
Ia Dieus no·m doit aquel poder que d’amor no·m prenda talans. Si ia ren no·n sabia aver, mas chascun iorn m’en vengues maus, totz temps n’avrai bon cor sivaus; e n’ai mout mais de gauzimen, car n’ai bon cor e m’i enten. |
III | |
A mor blasmen p(er)nosaber. Follas gens mas lieis non es dans. Camors non pot ies decazer. Si non es amors comu naus. Aisso non es amors aitaus. Non a mas lonom elparuen. Que ren non ama si non pren. |
Amor blasmen per no saber, follas gens; mas lieis no·n es dans, c’amors no·n pot ies decazer, si non es amors comunaus. Aisso non es amors: aitaus no·n a mas lo nom e·l parven, que ren non ama si non pren. |
IV | |
S ieu enuolgues dire louer. Eu sai ben decui mou lengans. Daqellas camon p(er) auer. Eson mercadeiras uenaus. Messon giers enfos eu efaus. Uertat en dic uila namen. Epesame car eu non men. |
S’ieu en volgues dire lo ver, eu sai ben de cui mou l’engans: d’aquellas c’amon per aver e son mercadeiras venaus. Messongiers en fos eu e faus, vertat en dic vilanamen, e pesa me car eu non men. |
V | |
E n agradar (et) en uoler. Es lamors de dos fis amans. Nuilla res noi pot pro tener. Sil uoluntatz non es egaus. E cel es ben fols naturaus. Qui deso q(ue) nouol apren elauza so que noil es gen. |
En agradar et en voler es l’amors de dos fis amans; nuilla res no i pot pro tener si·l voluntatz non es egaus. E cel es ben fols naturaus qui de so que no vol a pren e lauza so que no·il es gen. |
VI | |
M olt ai ben mes monbon esper. Car cel lam mostra bels semblans. Q(ue)u plus desir euuoill uezer. Francha doussa fi na eleiaus. Encui lo reis seria saus. Bella ecoinda ab cors couinen. Ma faich ric home de nien. |
Molt ai ben mes mon bon esper car cella·m mostra bels semblans, qu’eu plus desir e vuoill vezer: francha, doussa, fina e leiaus, en cui lo reis seria saus. Bella e coinda, ab cors covinen, m’a faich ric home de nien. |
VII | |
R en mais nonam nisai temer. Ni ia res nom seria afans. Sol midonz uengues aplazer. Caicel iorns mi sembla na daus. Cab sos bels huoills esperitaus. Mesgarda mas so fai tant len. Cus sols dias mi dura cen. |
Ren mais no·n am ni sai temer; ni ia res no·m seria afans, sol midonz vengues a plazer, c’aicel iorns mi sembla nadaus, c’ab sos bels huoills esperitaus m’esgarda, mas so fait tant len c’us sols dias mi dura cen! |
VIII | |
L ouers es fins enaturaus. Ebons a cel qui ben lenten. Emieiller es qil ioi aten. |
Lo vers es fins e naturas e bons acel qui ben l’enten, e mieiller es qi·l ioi aten. |
IX | |
B ernartz deuentedorn lenten. El di el fai el ioi naten. |
Bernardtz de Ventedorn l’enten e·l di e·l fai e·l ioi n’aten! |
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A cura di Luana Fedele, Elisa Pincini e Marta Vaccarella.
Inserimento a cura di Margherita Bisceglia.
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C hantars no pot guaire ualer. si dins del cor no mou lo chans. ni chans no pot del cor mouer. si noi es finamors coraus. per so es mos chantars cabaus. quen ioy damor ai (et) enten. la bocaels huelhs el cor el sen. I a dieus nom do aquel poder. que damar nom prend[..] talans. quan ia re non sabriauer. mas quascun iorn men uenguens ma(us). tostemps naurai bon cor siuaus. e nai molt mais de iauzumen. quar nai bon cor e mi aten. A mor blasmon per non saber. fola gens mas leys non es dans. quamors no pot ges decazer. si non es amors cominaus. aquo non es amors aitaus. no(n) a mais lo nom el paruen. que re no(n) ama si no pren. S ieu en uolgues dire lo uer. ieu sai be de cui mou lenians. daq(ue)l las quamon per aver. e son mer cadieiras uenaus. mensongiers en fos ieu e faus. uertat en dic uilanamen. e peza me quar ieu E n agradar (et) en uoler [no men. es lamors de dos fis amans. nul- la res noi pot pro tener. silh uo luntatz non es enguaus. e selh es ben fols naturaus. qui de so |
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que uol la repren. elh lauza so que no les gen. M olt ai be mes mon bon esper. quant elam mostra bels se(m)bla(n)s. quieu plus dezir e uuelh auer. franque doussa fine leyaus. en cui lo reys seria saus. bella cu eyndab cors couinen. ma fait richome de nien. R e mais non am ni sai temer. ni ja re nom seria fans. sol mi dons uengues a plazer. quais sel iorn mi sembla nadaus. q(ua)b sos bels huels espiritaus. mes garda mas so fai tan len. cuns sols dias me dura cen. L o u[…] es fis e naturaus. e bos celui quibe lenten. e meller me quel ioy aten. B ernat de uentedorn lenten. el ditz el fay el ioy aten. |
I | |
Chantars no pot guaire ualer. si dins del cor no mou lo chans. ni chans no pot del cor mouer. si noi es finamors coraus. per so es mos chantars cabaus. quen ioy damor ai (et) enten. la bocaels huelhs el cor el sen. |
Chantars no pot guaire valer, si d’ins del cor no mou lo chans; ni chans no pot del cor mover, si no i es fin’ amors coraus. Per so es mos chantars cabaus qu’en ioy d’amor ai et enten la boca e·ls huelhs e ·l cor e ·l sen. |
II | |
Ia dieus nom do aquel poder. que damar nom prend[..] talans. quan ia re non sabriauer. mas quascun iorn men uenguens ma(us). tostemps naurai bon cor siuaus. e nai molt mais de iauzumen. quar nai bon cor e mi aten. |
Ia Dieus no·m do aquel poder que d’amar no·m pren[..] talans. Quan ia re no·n sabri’aver, mas quascun iorn m’en venguens maus, tos temps n’aurai bon cor sivaus; e n’ai molt mais de iauzumen, quar n’ai bon cor e m’i aten. |
III | |
Amor blasmon per non saber. fola gens mas leys non es dans. quamors no pot ges decazer. si non es amors cominaus. aquo non es amors aitaus. no(n) a mais lo nom el paruen. que re no(n) ama si no pren. |
Amor blasmon per non saber, fola gens; mas leys no·n es dans, qu’amors no pot ges decazer, si non es amors cominaus. Aquo non es amors: aitaus no·n a mais lo nom e·l parven, que re non ama si no pren. |
IV | |
Sieu en uolgues dire lo uer. ieu sai be de cui mou lenians. daq(ue)l las quamon per aver. e son mer cadieiras uenaus. mensongiers en fos ieu e faus. uertat en dic uilanamen. e peza me quar ieu [no men. |
S’ieu en volgues dire lo ver, ieu sai be de cui mou l’enians: d’aquellas qu’amon per aver e son mercadieiras venaus. Mensongiers en fos ieu e faus, vertat en dic vilanamen, e peza me quar ieu no men. |
V | |
En agradar (et) en uoler es lamors de dos fis amans. nul- la res noi pot pro tener. silh uo luntatz non es enguaus. e selh es ben fols naturaus. qui de so que uol la repren. elh lauza so que no les gen. |
En agradar et en voler es l’amors de dos fis amans. Nulla res no i pot pro tener, si·lh voluntatz non es enguaus e selh es ben fols naturaus qui, de so que vol, la repren e·lh lauza so que no l’es gen. |
VI | |
Molt ai be mes mon bon esper. quant elam mostra bels se(m)bla(n)s. quieu plus dezir e uuelh auer. franque doussa fine leyaus. en cui lo reys seria saus. bella cu eyndab cors couinen. ma fait richome de nien. |
Molt ai be mes mon bon esper, quant ela·m mostra bels semblans qu’ieu plus dezir e vuelh aver. Franqu’e doussa fin’e leyaus, en cui lo reys seria saus; bella, cueynd’ab cors covinen, m’a fait ric home de nien. |
VII | |
Re mais non am ni sai temer. ni ja re nom seria fans. sol mi dons uengues a plazer. quais sel iorn mi sembla nadaus. q(ua)b sos bels huels espiritaus. mes garda mas so fai tan len. cuns sols dias me dura cen. |
Re mais no·n am ni sai temer ni ja re no ·m seri’ afans, sol midons vengues a plazer; qu’ aissel iorn mi sembla nadaus qu'ab sos bels huels espiritaus m’esgarda; mas so fai tan len c’uns sols dias me dura cen. |
VIII | |
Lo u[…] es fis e naturaus. e bos celui quibe lenten. e meller me quel ioy aten. |
Lo v[…] es fis e naturaus e bos celui qui be l’enten e meller me quel ioy aten. |
IX | |
Bernat de uentedorn lenten. el ditz el fay el ioy aten. |
Bernat de Ventedorn l’enten, e·l ditz, e·l fay e·l ioy aten. |
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A cura di Anna Russomando, Francesco Feriozzi e Francesca De Paolis.
Inserimento a cura di Francesco Feriozzi.
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C hantars n(on) pot gaires ualer. si
a
dinz dalcor no mou locha(n)z. ni
ies fins amors coraus. p(er)cho es a |
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Iadeus no(n) don aqel poder. Qe damo(r) no(n) pre(n)da talanç. Si ia ren no(n) sabria auer. Mas chascus iors me(n) uegues maus. Toz te(m)ps naurai bon cor siuaus. Enai molt mais (de) lauçime(n). Car nai bon cor emi aten. Amor blasme(n) p(er)no saber. Fola genz mas lei n(on) es danz. Si non es amors comunaus. Aiquo n(on) es amor ai taus. No(n) amais lonom el paruen. Qe ren n(on) ama si no pren. Seu enuolgues dire louer. Esai ben decui mou lengua(n)z. Da quellas camon p(er)auer. Eson merhaandas uen aus. Mensongiers enfos eu efaus. Uertat en dic uilaname(n). Epesa me car eu nome(n). En agradar (et) en uoler. Es lamor (de) dos fins ama(n)z. Nuilla res n(on) pot pros tener. Sel uoluntaz n(on) es egaus Ecels es ben fols naturals. Qe decho qe uol larepen. Eill lauza cho qe noill es gen.
Molt ai ben mes mon bon esp(er). Ren mais noam nisai temer. Ne ia ren nom seria affanz. Sol midonz ue(n)gues aplazer. |
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Caqel iorn me senbla nadaus. Cab sos bels oilz esp(er)itaus. Mes garda mas cho fai ta(n)len. Cuns sol dia me dura cen. |
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Louers es fins enaturaus. Ebos celui qi ben le(n)ten. Emeiller me qel ioi aten. Bernarç del ue(n)tadorn le(n)ten. |
I | |
C hantars n(on) pot gaires ualer. si dinz dalcor no mou locha(n)z. ni chanz n(on) pot dalcor mou(er). si noi ies fins amors coraus. p(er)cho es mos cha(n)tars cabaus.qen ioi damo(r) ai (et) enten. labocha els oilç elco(r) else(n). |
Chantars non pot gaires valer, si d'inz dal cor no mou lo chanz, ni chanz non pot dal cor mover, si no i ies fins amors coraus. per cho es mos chantars cabaus qu’en ioi d’amor ai et enten la bocha e·ls oilç e·l cor e·l sen. |
II | |
Iadeus no(n) don aqel poder. Qe damo(r) no(n) pre(n)da talanç. Si ia ren no(n) sabria auer. Mas chascus iors me(n) uegues maus. Toz te(m)ps naurai bon cor siuaus. Enai molt mais (de) lauçime(n). Car nai bon cor emi aten.
|
Ia Deus no.m don aquel poder que d’amor no·m prenda talanç. Si ia ren no·n sabria aver, mas chascus iors me.n vengues maus, toz temps n’aurai bon cor sivaus; e n’ai molt mais de lauçimen, car n’ai bon cor e m’i aten. |
III | |
Amor blasme(n) p(er)no saber. Fola genz mas lei n(on) es danz. Si non es amors comunaus. Aiquo n(on) es amor ai taus. No(n) amais lonom el paruen. Qe ren n(on) ama si no pren. |
Amor blasmen per no saber,
|
IV | |
Seu enuolgues dire louer. Esai ben decui mou lengua(n)z. Da quellas camon p(er)auer. Eson merhaandas uen aus. Mensongiers enfos eu efaus. Uertat en dic uilaname(n). Epesa me car eu nome(n). |
S’eu en volgues dire lo ver e sai ben de cui mou l’enguaz: d’aquellas c’amon per aver e son merhaandas venaus. Mensongiers en fos eu e faus, vertat en dic vilanamen, e pesa me car eu no men. |
V | |
En agradar (et) en uoler. Es lamor (de) dos fins ama(n)z. Nuilla res n(on) pot pros tener. Sel uoluntaz n(on) es egaus Ecels es ben fols naturals. Qe decho qe uol larepen. Eill lauza cho qe noill es gen. |
En agradar et en voler es l’amor de dos fins amanz. Nuilla res non pot pros tener s’el voluntaz non es egaus, e cel es ben fols naturals que de cho qe vol la repen e.ill lauza cho que no.ill es gen. |
VI | |
Molt ai ben mes mon bon esp(er). Qan celam mostram bel senblanz. Qeus plus desir euoil ueçer. Francha dolza fineleiaus. Enau lorei seria saus. Bella coi(n)da abcor co(n)uinen. Ma fait ric home deneien.
|
Molt ai ben mes mon bon esper qan cela.m mostra.m bel semblanz, qu’eus plus desir e voil veçer, francha, dolza, fin e leiaus, en au lo rei seria saus. Bella, coinda, ab cor convinen, m’a fait ric home de neien. |
VII | |
Ren mais noam nisai temer. Ne ia ren nom seria affanz. Sol midonz ue(n)gues aplazer. Caqel iorn me senbla nadaus. Cab sos bels oilz esp(er)itaus. Mes garda mas cho fai ta(n)len. Cuns sol dia me dura cen. |
Ren mais no am ni sai temer, ne ia ren no.m seria affanz, sol midonz vengues a plazer. C’aqel iorn me sembla Nadaus, c’ab sos bels oilz esperitaus m’esgarda, mas cho fai tan len, c’uns sol dia me dura cen. |
VIII | |
Louers es fins enaturaus. Ebos celui qi ben le(n)ten. Emeiller me qel ioi aten. |
Lo vers es fins e naturaus e bos celui qi ben l’enten e meiller me q’el ioi aten. |
IX | |
Bernarç del ue(n)tadorn le(n)ten. Eidi el fai el ioi nate(n). |
Bernarç del Ventadorn l’enten, e i di e.l fai e.l ioi n’aten. |
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A cura di Samantha Molinaro, Giulia De Feo e Giorgio Grande.
Inserimento a cura di Samantha Molinaro.
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Bernartz del uentedorn xxuiii. C Antars no(n) pot gaires ualer. Si dinz dal cor no mou lo chanz. Ni chanz no pot dal cor mouer. Si nol es finamors coraus. P(er) so es mos chantars cabaus. Quen ioi damor ai et enten. La boca els oillz el cor el sen. I a dieus nom don aquel poder. Quedamor no(n) prenda talanz. Si ia ren no(n)sabiaver. Mas urai bon cor siuaus. Enai mout mais de iauzi - |
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men. Car nai bon cor emi aten. A mor blasmen p(er) no(n) saber. Fola genz mas lei no(n) es danz. Camors no(n) pot ges dechazer. Si no(n) es amors comunals. Aisso no(n) es amors aitaus. Nona mais lo nom el paruen. Que ren no(n) ama si no(n) pren. S eu enuolgues dire lo uer. Eusai ben de cui mo(n) lenganz. Da quellas camo(n) p(er) auer. Eson mar - chaandas uenaus. Mesongiers enfos eu efaus. Uertat endic uilanamen. Epesa me car eu nom(m) men. E nagardar et enuoler. Es lamors de dos fins amanz. Nuilla res noi pot pro tener. Sel uolun - tatz no(n) es egaus. Ecel es ben fous naturaus. Qi deso que uol la repren. Eluasa so que no(n) les ge(n). M olt ai ben mes mo(n) bon esper. Quant celam mostra bel semblanz. Queu plus desir euoil uezer. Francha dousa fina eleiaus. En cuilo re - is seria saus. Bella coinda abcors couenen. Ma fait ric home de noien. R en mais no(n) am ne sai tenr. Ne ia res no(n) se - ria afanz. Sol midonz uengues aplazer. Ca qu - el iornz me sembla nadaus. Cab sos belz oillz esperitaus. Mes garda mas so fai tan len. Cu - ns sols dia me dura cen. Louers es fins enaturaus. Ebos celui qui be(n) lenten. Emeiller es quel ior aten. B ernartz del uentedorn lenten. Eil di eil eil faiel ioi naten. |
Bernartz del uentedorn | Bernartz del Ventedorn |
I | |
C antars no(n) pot gaire ualer. Si dinz dal cor no mou lo chanz. Ni chanz no pot dal cor mouer. Si nol es finamors coraus. Per so es mos chantars cabaus. Quen ioi damor ai et enten. La boca els oillz el cor el sen. |
Cantars non pot gaire valer, si dinz dal cor no mou lo chanz; ni chanz no pot dal cor mover, si nol es finamors coraus. Per so es mos chantars cabaus qu'en ioi d'amor ai et enten la boca e·ls oillz e·l cor e·l sen. |
II | |
I a dieus nom don aquel poder. Quedamor no(n) prenda talanz. Si ia ren no(n) sabiaver. Mas chascu(n) iorn men uengues maus. Totz te(m)ps na - urai bon cor siuaus. Enai mout mais de iauzi - men. Car nai bon cor emi aten. |
Ia Dieus no·m don aquel poder que d'amor no·m prenda talanz. Si ia ren no·n sabi'aver, mas chascun iorn m'en vengues maus, totz temps n'aurai bon cor sivaus; e n'ai mout de iauzimen, car n'ai bon cor e m’i aten. |
III | |
A mor blasmen p(er) no(n) saber. Fola genz mas lei no(n) es danz. Camors no(n) pot ges dechazer. Si no(n) es amors comunals. Aisso no(n) es amors aitaus. Nona mais lo nom el paruen. Que ren no(n) ama si no(n) pren. |
Amor blasmen per non saber, fola genz; mas lei non es danz, c'amors non pot ges dechazer, si non es amors comunals. Aisso non es amors: aitaus, no·n a mais lo nom e·l parven, que ren non ama si non pren. |
IV | |
S eu enuolgues dire lo uer. Eusai ben de cui mo(n) lenganz. Da quellas camo(n) p(er) auer. Eson mar - chaandas uenaus. Mesongiers enfos eu efaus. Uertat endic uilanamen. Epesa me car eu nom(m) men. |
S'eu en volgues dire lo ver, eu sai ben de cui mon l'enganz: da quellas c'amon per aver e son marchaandas venaus. Mesongiers en fos eu e faus, vertat en dic vilanamen, e pesa me car eu no·m men. |
V | |
E nagardar et enuoler. Es lamors de dos fins amanz. Nuilla res noi pot pro tener. Sel uolun - tatz no(n) es egaus. Ecel es ben fous naturaus. Qi deso que uol la repren. Eluasa so que no(n) les ge(n). |
En agardar et en voler es l'amors de dos fins amanz. Nuilla res no i pot pro tener s'el voluntatz non es egaus. E cel es ben fous naturaus qui de so que vol la repren e lausa so que non l'es gen. |
VI | |
M olt ai ben mes mo(n) bon esper. Quant celam mostra bel semblanz. Queu plus desir euoil uezer. Francha dousa fina eleiaus. En cuilo re - is seria saus. Bella coinda abcors couenen. Ma fait ric home de noien. |
Molt ai ben mes mon bon esper, quant cela·m mostra bel semblanz, qu'eu plus desir e voil vezer. Francha, dousa, fina e leiaus, en cui lo reis seria saus; bella, coinda, ab cors covenen m'a fait ric home de noien. |
VII | |
R en mais no(n) am ne sai tenr. Ne ia res no(n) se - ria afanz. Sol midonz uengues aplazer. Ca qu - el iornz me sembla nadaus. Cab sos belz oillz esperitaus. Mes garda mas so fai tan len. Cu - ns sols dia me dura cen. |
Ren mais non am ne sai tener ne ia res non seria afanz, sol midonz vengues a plazer c’aquel iornz me sembla nadaus, c'ab sos belz oillz esperitaus m’esgarda mas so fai tan len, c'un sols dia me dura cen. |
VIII | |
L ouers es fins enaturaus. Ebos celui qui be(n) lenten. Emeiller es quel ior aten. |
Lo vers es fins e naturaus e bos celui qui ben l'enten e meiller es quel ior aten. |
IX | |
B ernartz del uentedorn lenten. Eil di eil eil faiel ioi naten. |
Bernartz del Ventedorn l'enten E il di e il fai e·l ioi n'aten. |
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A cura di Guglielmo Scocco, Ermes Faillace e Luca Alessandrini.
Inserimento a cura di Samantha Molinaro.
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Bernartz de uentadorn. xxii. A mor blasmen per no(n) saber. Fola genz mas lei no(n) es danz. Camors no(n) pot ges decazer. Si non es amors comunaus. Aisso no(n) es amors aitaus. Nona mais lo nom el paruen. Qe re (m) no(n) ama si no(n) pren. S eu enuolgues dire lo uer. Eu Sai ben de cui mon lenganz. Daquelas camon per auer. Eson marchaandas uenaus. Mensongiers en fos eu efaus. Uertat en dic uilaname(n). Epesa me car eu non men. E n agardar et en uoler. Es lamorz de dos |
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fins amanz. Nuilla res noi pot pro tener. Sel R en mais non am ne sai temer. Ne ia res no(m) seria afanz. Sol mi donz uengues aplazer. Ca quel iornz me sembla nadaus. Cab sos belz oillz esperitaus. Mes garda masso fai tanlen. Cuns sols dia me dura cen. L ouers es fins enaturaus. Ebos celui qi ben lenten. Emeiller es quel ior aten. B ernartz del uentadorn lenten. Eil di eil fai el ioi naten. |
Bernartz del uentadorn. | Bernartz del Ventadorn |
I | |
C Antars no(n) pot gaires ualer. Si dins dal cor no mou lo chanz. Ni chanz no pot dal cor mouer. Sinol es finamors coraus. Perso es mos chantars cabaus. Qen ioi damor ai (et) enten. La bocha els oillz el cor el sen. |
Cantars non pot gaires valer, si dins dal cor no mou lo chanz; ni chanz no pot dal cor mover, si no.l es fin’amors coraus. Per so es mos chantars cabaus q’en ioi d’amor ai et enten la bocha e·ls oillz e·l cor e·l sen. |
II | |
I adieus nom don aquel poder. Que damor no(m) prenda talanz. Si ia ren no(n) sabiauer. Mas chascu(n) iorn men uenguer maus. Toz temps naurai bon cor siuaus. Enai mout mais de iauzimen. Car nai bon cor emi aten. |
Ia Dieus no.m don aquel poder que d’amor no·m prenda talanz. Si ia ren no·n sabi’aver, mas chascun iorn m’en venguer maus, toz temps n’aurai bon cor sivaus; e n’ai mout mais de iauzimen car n’ai bon cor e m’i aten. |
III | |
A mor blasmen per no(n) saber. Fola genz mas lei no(n) es danz. Camors no(n) pot ges decazer. Si non es amors comunaus. Aisso no(n) es amors aitaus. Nona mais lo nom el paruen. Qe re(n) no(n) ama si no(n) pren. |
Amor blasmen per non saber, fola genz; mas lei non es danz, c’amors non pot ges decazer, si non es amors comunaus. Aisso non es amors: aitaus no·n a mais lo nom e.l parven, qe ren non ama si non pren. |
IV | |
S eu enuolgues dire lo uer. Eu Sai ben de cui mon lenganz. Daquelas camon per auer. Eson marchaandas uenaus. Mensongiers en fos eu efaus. Uertat en dic uilaname(n). Epesa me car eu non men. |
S’eu envolgues dire lo ver, eu sai ben de cui mon l’enganz: d’aquelas c’amon per aver e son marchaandas venaus. Mensongiers en fos eu e faus, vertat en dic vilanamen, e pesa me car eu non men. |
V | |
E n agardar et en uoler. Es lamorz de dos fins amanz. Nuilla res noi pot pro tener. Sel uoluntatz no(n) es egaus. Ecel es ben fous na- turaus. Cui de so que uol la repren. Elausa so que no(n) les gen. |
En agardar et en voler es l’amorz de dos fins amanz; nuilla res no i pot pro tener, s’el voluntatz non es egaus. E cel es ben fous naturaus qui de so que vol la repren e lausa so que non l’es gen. |
VI | |
M olt ai ben mes mon bon esper. Qant cela(m) mostra bel semblanz. Quieu plus desir euoil uezer. Francha dousa fina eleiaus. En cui lo re- is seria saus. Bella ecoinda ab cors couenen. Ma fait ric home de neien. |
Molt ai ben mes mon bon esper qant cela.m mostra bel semblanz qu’ieu plus desir e voil vezer; francha, dousa, fina e leiaus, en cui lo reis seria saus; bella e coinda ab cors covenen, m’a fait ric home de neien. |
VII | |
R en mais non am ne sai temer. Ne ia res no(m) seria afanz. Sol mi donz uengues aplazer. Ca quel iornz me sembla nadaus. Cab sos belz oillz esperitaus. Mes garda masso fai tanlen. Cuns sols dia me dura cen. |
Ren mais non am ne sai temer ne ia res no.m seria afanz, sol mi donz vengues a plazer; c’aquel iornz me sembla nadaus c’ab sos belz oillz esperitaus m’esgarda, mas so fai tan len c’uns sols dia me dura cen. |
VIII | |
L ouers es fins enaturaus. Ebos celui qi ben lenten. Emeiller es quel ior aten. |
Lo vers es fins e naturaus e bos celui qi ben l’enten, e meiller es que.l ior aten. |
IX | |
B ernartz del uentadorn lenten. Eil di eil fai el ioi naten. |
Bernartz del Ventadorn l’enten e il di e il fai e.l ioi n’aten. |
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A cura di Beatrice Cervoni, Monica Ciotti e Natalia Frantellizzi.
Inserimento a cura di Samantha Molinaro.
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Bernard del uentedorn. Ja dieus nom da aqul poder Amor blasmon per no(n) saber Folla gens mas lieis no(n) es dans Camors no(n) pot ges decazer Si no(n) es amors comunaus Aco no(n) es amors aitans Nona mas lo nom el paruen Que ren non ama si non pren Si eu en uolgues dir lo uer |
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Dieu sai be de cui mou lenguans En agradar esz en uoler Molt ai ben mes mon bon er Cant ellam mostra bel(s) senblans Quieu plus deszir e uueilh uezer Franque dousa fin eleiaus En cui lo reis seria saus Bella cuenhda ab cor conuinen Ma fait ric hom de nien Re mais non am ni sai temer Ni ia res nom seria afans Sol mi dons uengues a plazer Caisel iorn mi sembla nadaus Cab sos bels hueilhs esperitaus Mas garda mas so fai tan len Cuns sols dias me dura sen Lo uers es fis e naturaus E bons sel ui qui be lenten E meilhers mi quel ioi aten Bernartz de uentadorn lenten El ditz el fai el ioi aten |
Bernard del uentedorn. | Bernard del Ventedorn |
I | |
C H antars no(n) pot gaire ualer Si dins del cor non mou lo chan(s) Ni chans no(n) pot del cor mouer Si no(n) hi es fin amors coraus P(er) so es mo(s) cantars cabalus Quen ioi damor ai eszenten La boquels hueilhs el cor el sen |
Chantars non pot gaire valer, si d’ins del cor non mou lo chans; ni chans non pot del cor mover, si non hi es fin’ amors coraus. Per so es mos cantars cabalus qu’en ioi d’amor ai esz enten la boqu’ e ·ls hueilhs e ·l cor e ·l sen. |
II | |
Ia dieus nom da aqul poder Que damar nom prenda talans Can ia re no(n) sabri auer Mas chascun iorn men uengues mau(s) Trostemps naurai bon cor siuaus E nai mot mai s de iauzimen Qua nai bon cor e mi aten |
Ia dieus no ·m da aqul poder que d’amar no ·m prenda talans. Can ia re no ·n sabri’ aver, mas chascun iorn m’en vengues maus, trostemps n’avrai bon cor sivaus; e n’ai mot mais de iauzimen, qua n’ai bon cor, e m’i aten. |
III | |
Amor blasmon per no(n) saber Folla gens mas lieis no(n) es dans Camors no(n) pot ges decazer Si no(n) es amors comunaus Aco no(n) es amors aitans Nona mas lo nom el paruen Que ren non ama si non pren |
Amor blasmon per non saber, folla gens; mas lieis no ·n es dans, c’amors no ·n pot ges decazer, si non es amors comunaus. Aco non es amors: aitans no ·n a mas lo nom e ·l parven, que ren non ama si non pren. |
IV | |
Si eu en uolgues dir lo uer Dieu sai be de cui mou lenguans Da quellas camors per auer E son mercandas uenaus Mensongiers fo s hieu efaus Uertat endic uilanamen E pezame car ieu non men |
Si eu en volgues dir lo ver, Dieu sai be de cui mou l’enguans: d’aquellas c’amors per aver e son mercandas venaus. Mensongiers fos hieu e faus, vertat en dic vilanamen, e peza me car ieu non men. |
V | |
En agradar esz en uoler Es lamor de dos fis amans Nuilha res noi pot pron tener Silh uolontatz no(n) es engas E sel es ben fols naturaus Qui daco qe uol la pren E ilh lauza so qe no(n) les gen |
En agradar esz en voler es l’amor de dos fis amans. Nuilha res no i pot pron tener, s ·ilh volontatz no ·n es engas. E sel es ben fols naturaus qui, da co qe vol, la pren e ·ilh lauza so qe non l ·es gen |
VI | |
Molt ai ben mes mon bon er Cant ellam mostra bel(s) senblans Quieu plus deszir e uueilh uezer Franque dousa fin eleiaus En cui lo reis seria saus Bella cuenhda ab cor conuinen Ma fait ric hom de nien |
Molt ai ben mes mon bon er, cant ella ·m mostra bels semblans qu’ieu plus deszir e vueilh vezer, franqu’ e dousa, fin’ e leiaus, en cui lo reis seria saus. Bella, cuenhda, ab cor convinen, m’a fait ric hom de nien. |
VII | |
Re mais non am ni sai temer Ni ia res nom seria afans Sol mi dons uengues a plazer Caisel iorn mi sembla nadaus Cab sos bels hueilhs esperitaus Mas garda mas so fai tan len Cuns sols dias me dura sen |
Re mais no ·n am ni sai temer; ni ia res no ·m seria afans, sol midons vengues a plazer; c’aisel iorn mi sembla nadaus c’ab sos bels hueilhs esperitaus m’asgarda; mas so fai tan len c’uns sols dias me dura sen. |
VIII | |
Lo uers es fis e naturaus E bons sel ui qui be lenten E meilhers mi quel ioi aten |
Lo vers es fis e naturaus e bons selui qui be l’enten; e meilhers mi quel ioi aten. |
IX | |
Bernartz de uentadorn lenten El ditz el fai el ioi aten |
Bernartz de Ventadorn l’enten e ·l ditz e ·l fai e ·l ioi aten. |
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A cura di Alessandro Pilosu.
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Bernart del uentador. C hantars no pot gaire ualer. Se dinz dal cor no mou lo chantz. ni chantz no(n) pot dal cor mouer. Si no ies fin amors corals. P(er) so es mos chantars cabals. Qe ioi damor ai (et) enten. La bocha els oils el cor el sen. |
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A mor blasman p(er) no(n) saber. Fola gens mas leis no(n) es da(n)s fola genz mas leis non es danz. Camors no(n) poti es deschaer. Si no es amors comunals. Aisso no(n) es amors aitals. No(n) a mais lo nome l paruen. Q(ue) re(n) no(n) ama si no(n) pren. |
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S eu en uolgues dire lo ver. Eu sai ben de cui mou lenianz. Da qelas camon p(er) auer. E son menchadanz euenals messongiers en fos eu efals. Uertat en dic uilanamen. E peza me car[…] nient. |
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E n agradar een uoler. Es lamors de doz finz ama(nz). nulha res noil pot pro tener. Sil uoluntatz no(n) es egals E cel es bes fols naturals. Qi de so q(ue) uol la reprens. Eil lauza so qe noil hes gent. |
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M olt ai ben mes mon bon esper. Cant celam mostra bel semblant. Qeu plus desir e uol uezer. Franche fina douze leials. En cui lo rei seria sals. Bel e coind dab cors auinent. Ma fait richo medenient. |
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R em non am mais ni sai temer. Ni ia res no(n) seriafanz. Sol midonz uengues a plazer. Cai cel iorns mi sembla nadals. Cab sols bels oils esp(ir)itals. Mes garda mas so fai talent. cun sol dia me dura cent. |
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L o uers es finz e naturalz. E bon celui qui ben lenten. e mei- lher mes qel ioi aten. B ernartz del uentadorn lenten. El dig el fag el ioi aten. |
I | |
Bernart del ventador.
C hantars no pot gaire ualer. Se dinz dal cor no
|
Bernart del Ventador. Chantars no pot gaire valer, |
II | |
I a dieus nom don aqel poder. Qe damor no(n) pre(n)ga talantz. Si ia ren non sabia auer. Mas chascu(n) iorn men uengues mals. Tost naurai bon cor siuals. E nai molt mais de iauziment. Car nai bon cor e mi aten.
|
Ia Dieus no·m don aquel poder que d’amor no·m prenga talantz. Si ia ven no·n sabia aver, mas chascun iorn m’en vengues mals, tost n’avrai bon cor sivals; e n’ai molt mai de iauziment, car n’ai bon cor e m’i aten. |
III | |
A mor blasman p(er) no(n) saber. Fola gens mas leis no(n) es da(n)s fola genz mas leis non es danz. Camors no(n) poti es deschaer. Si no es amors comunals. Aisso no(n) es amors aitals. No(n) a mais lo nome l paruen. Q(ue) re(n) no(n) ama si no(n) pren. |
Amor blasman per non saber, fola gens; mas leis no·n es dans, fola gens mas leis no·n es dans c’amors no·n pot ies deschaer, si no es amors comunals. Aisso non es amors: aitals no·n a mais lo nom e·l parven, que ren non ama si non pren. |
IV | |
S eu en uolgues dire lo ver. Eu sai ben de cui mou lenianz. Da qelas camon p(er) auer. E son menchadanz euenals messongiers en fos eu efals. Uertat en dic uilanamen. E peza me car[…] nient. |
S’eu en volgues dire lo ver, eu sai ben de cui mou l’enianz: d’aquelas c’amon per aver e son merchadanz e venals. Messongiers en fos eu e fals, vertat en dic vilanamen, e peza me car[…] nient. |
V | |
E n agradar een uoler. Es lamors de doz finz ama(nz). nulha res noil pot pro tener. Sil uoluntatz no(n) es egals E cel es bes fols naturals. Qi de so q(ue) uol la reprens. Eil lauza so qe noil hes gent. |
En agradar e en voler es l’amors de doz finz amanz; nulha res no i·l pot pro tener si·l voluntatz non es egals. E cel es bes fols naturals qui de so que vol la reprens e i·l lauza so que noi·l hes gent. |
VI | |
M olt ai ben mes mon bon esper. Cant celam mostra bel semblant. Qeu plus desir e uol uezer. Franche fina douze leials. En cui lo rei seria sals. Bel e coind dab cors auinent. Ma fait richo medenient.
|
Molt ai ben mes mon bon esper cant cela·m mostra bel semblant, q’eu plus desir e vol vezer: Franche fina douz e leials, en cui lo rei seria sals. Bel e coindd’, ab cors avinent, m’a fait rich ome de nient. |
VII | |
R em non am mais ni sai temer. Ni ia res no(n) seriafanz. Sol midonz uengues a plazer. Cai cel iorns mi sembla nadals. Cab sols bels oils esp(ir)itals. Mes garda mas so fai talent. cun sol dia me dura cent. |
Rem no·n am mais ni sai temer; ni ia res no·n seri’afanz, sol midonz vengues a plazer c’aicel iorns mi sembla Nadals, c’ab sols bels oils espiritals m’esgarda, mas so fai ta lent c’un sol dia me dura cent! |
VIII | |
L o uers es finz e naturalz. E bon celui qui ben lenten. e mei- lher mes qel ioi aten. |
Lo vers es finz e naturalz e bon celui qui ben l’enten, e meilher mes que·l ioi aten. Bernartz del Ventadorn l’enten e·l dig e·l fag e·l ioi aten! |
IX | |
B ernartz del uentadorn lenten. El dig el fag el ioi aten. |
Bernartz del Ventadorn l’enten e·l dig e·l fag e·l ioi aten! |
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